Tour de France 2023 | PORTARSI AVANTI

Tour de France 2023 | PORTARSI AVANTI


Portarsi avanti. Le corse di ciclismo più semplici da descrivere possono essere riassunte in poche parole, a volte una o due soltanto e questo è il caso della corsa di ieri, la attesissima Saint-Léonard-de-Noblat › Puy de Dôme con arrivo in salita, in uno dei luoghi simbolo del Tour de France. 

Le manovre per far partire la fuga sono cominciate quasi subito e un gruppo di 14 corridori guidato dall’ex-detentore del record dell'ora Victor Campenaerts è riuscito a prendere il largo 15 chilometri dopo l’avvio. C’erano buone speranze che il gruppo avrebbe lasciato fare, nessuno dei 14 fuggitivi era una minaccia per la maglia verde o per la classifica generale. Sono le tappe migliori in cui mettersi in evidenza oppure dare la zampata che vale una carriera. 

Immagine: Getty Images

Tra i quattordici era facile pronosticare Michael Woods come favorito. Corridore della Israel-Premier Tech, canadese, ex-mezzofondista e specialista dei 1500 metri, ha dato molte volte prova della sua abilità in salita, particolarmente quando la strada si impenna. È per questa ragione che Matteo Jorgensen, il 24enne corridore di Movistar alto 1.91m, forte a cronometro e una corporatura non esattamente da scalatore, prima dell’inizio della salita finale ha tolto il disturbo e deciso di portarsi avanti.

Il suo vantaggio in testa alla corsa ha continuato ad aumentare ed è culminato con un minuto di distacco sugli inseguitori, ma il difficile doveva ancora arrivare. “Sapevo che la parte finale della salita era la più dura, quella con le pendenze maggiori. E sapevo che lì avrei dovuto soffrire e dare tutto per provare a non farmi raggiungere”, ha raccontato nelle interviste del dopo gara. E lì, su quelle rampe al 12% di pendenza nonostante si fosse portato avanti, ha incominciato a soffrire per davvero. 

Nel tratto in cui l’accesso non era consentito agli spettatori (il Puy de Dôme si trova all’interno di un parco naturale ed esiste un unica via di accesso alla sommità) il vantaggio di Jorgenson ha cominciato a calare drasticamente. “Gli ultimi quattro chilometri sono stati durissimi, non soltanto per via della pendenza. Non c’erano spettatori a bordo strada, non cera nessuno. C’era un silenzio che mi disorientava e non riuscivo a rendermi conto della velocità a cui salivo e di quello che stava succedendo”, ha raccontato. Per giunta la sua radiolina, proprio nel momento in cui gli sarebbe stata più utile, ha smesso di funzionare. “Non sapevo più quanto mancava all’arrivo e quanto vantaggio avevo”. A 400 metri dal traguardo Michael Woods ha raggiunto e sorpassato Jorgensen a velocità più che doppia. Magro, in piedi sui pedali, velocissimo e con un lungo rapporto, Woods nel momento del sorpasso a Matteo Jorgenson sembrava piovuto da un altro pianeta. “Non l’ho nemmeno sentito arrivare e quando l’ho visto era già cinque metri davanti a me”. Poi dieci, quindici e ciao. Alla fine Jorgenson è arrivato sul traguardo per quarto a 36” secondi, sorpassato anche da Pierre Latour e Matej Mohorič.

Immagine: Swpix.com

Gli atleti in lotta per la classifica generale sono arrivati sulla sommità del vulcano 8’ minuti dopo i fuggitivi, che nel frattempo sparpagliati uno dopo l'altro sono tutti riusciti a completare la salita prima di farsi raggiungere e sorpassare. Pochi giorni fa Jonas Vingegaard ha detto in una intervista che in questo Tour de France a separare il vincitore dal secondo classificato non ci saranno soltanto una manciata di secondi. Intanto però ieri, a 400 metri dall’arrivo Tadej Pogačar ha pensato comunque di provare a portarsi un po’ avanti con il lavoro e raggranellare qualche secondo. Gli abbuoni a quel punto erano già stati distribuiti ma con un allungo spaccacuore nel finale ha guadagnato 8” secondi sul danese, riducendo ulteriormente il suo svantaggio e portandolo adesso a soli 17”.

Portarsi avanti è stato ieri il mantra anche di meccanici, massaggiatori, accompagnatori e tutte le persone al lavoro negli staff delle squadre. Ieri non si poteva arrivare con le auto e i mezzi meccanici all’arrivo in cima alla salita, per cui in molti sono arrivati in hotel molto presto, molto prima rispetto al solito. Oggi è il primo giorno di riposo in programma nel Tour de France 2023 e si tratta sempre di un giorno un po’ speciale per tutti. È sempre un giorno di grande lavoro e di fatica ma i ritmi sono diversi e tutti - corridori e non corridori - avvertono quella magica sensazione di essere in leggero anticipo sui tempi e sulle lista delle cose da fare.

Portarsi avanti è anche quello che anche ciascuno di noi ogni lunedì mattina cerca di fare con il lavoro e con gli impegni della settimana, la sensazione la conosciamo tutti. Quando capita di riuscirci, di essere in anticipo sui tempi, è una sensazione bellissima. Per avvertirla e comprenderla non c’è bisogno di pedalare forte o essere stato un corridore, e anche questa è una delle cose magiche del ciclismo.

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