Tour de France 2023 | I TRIATHLETI GIÁ LO SAPEVANO


Tour de France 2023 | I TRIATHLETI GIÁ LO SAPEVANO



Tutto è iniziato nell’abitacolo di una sgangherata giardinetta blu metallizzata priva di aria condizionata, al rientro da una gara di ciclismo a cronometro per amatori. California, anni ‘80. Charley French è un uomo già sulla cinquantina ed è al volante mentre Boone Lennon è un po’ più giovane di lui e sta seduto sul sedile del passeggero. Le biciclette sono nel retro dell’abitacolo, sdraiate sui sedili posteriori. I vetri sono abbassati per via del caldo e le mani di entrambi sporgono fuori dai finestrini giocando con l’aria. I soliti discorsi pigri e sudati del dopo gara, la voglia di trovare un modo per andare più veloce sulla bicicletta, per limare quei secondi che ancora mancano per raggiungere la vittoria di categoria, o almeno il podio.

L’avete mai fatta voi, quella cosa di mettere la mano fuori dall’abitacolo mentre l’automobile viaggia veloce e di giocare con il braccio usandolo come se fosse l’ala di un uccello o di un aeroplano? Prendere l’aria e provare ad afferrarla con le dita come se fosse solida, tentare di farsi sostenere e di volare giocando con i palmi, i polsi e l’avambraccio? Senz’altro almeno una volta nella vita, ci avete provato. Se lo avete fatto ve ne ricordate di sicuro, dimenticare l’aria è impossibile. Da qualche parte dentro ciascuno di noi ci sono dei recettori neurosensoriali che sanno come si fa a prendere o a lasciare il vento quando l’aria diventa solida. Quella è la memoria del volo, l’aerodinamica noi umani ce l’abbiamo dentro. 

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Charley French è una specie di via di mezzo tra un inventore di articoli sportivi e un prototipista e lavora per Scott Usa facendo base a Squaw Valley, mentre Boone Lennon è un intraprendente allenatore dei discesisti della nazionale statunitense di sci. È appena stato con i suoi atleti nella galleria del vento a fare dei test sulla posizione e sui materiali, la ricerca aerodinamica applicata allo sport è ai suoi inizi. È entusiasta. La nazionale statunitense è stata la prima a portare i suoi atleti in laboratorio per studiare l’aerodinamica e i risultati in Coppa del Mondo hanno cominciato ad arrivare. Per entrambi la passione per il ciclismo è secondaria allo sci, il passatempo dell’estate tra una stagione sciistica e la successiva.

Boone Lennon è pienamente consapevole dell’enorme differenza in termini cronometrici che una posizione ribassata e aerodinamica sulla bicicletta potrebbe offrire, se solo fosse possibile posizionarsi con gli avambracci sul manubrio in una sorta di posizione a uovo, proprio come nello sci. Il problema è quello della sicurezza e della possibilità di tenere ben saldo il manubrio, guidando la bici. Ed è qui che entra in gioco Charley French, con le sue capacità artigianali e di prototipista. Che problema c’è? Costruiamone uno.

Charley French e Boone Lennon si trovano in settimana per lavorare alla loro idea e mettono a punto una prolunga costruita con un bastone da sci da freestyle piegato ad arte, da applicare alla piega manubrio tramite dei morsetti e delle viti. Ci sono anche degli appoggi imbottiti, ci si infilano i gomiti dentro facendoli sprofondare nella gommapiuma mentre le mani tengono stretta la prolunga a forma di U. Testa e spalle a quel punto, in pieno controllo dello sterzo, possono abbassarsi e stringersi ulteriormente in una sorta di posizione a uovo, rendendosi invisibili al vento. Il prototipo è pronto al test.

Foto di Zac Williams/SWpix.com

I due trovano un lungo rettilineo in discesa che sfocia in piano, è il loro banco di prova per validare l’idea. Il protocollo è semplice: partono affiancati da in cima alla collina e si lanciano con le biciclette giù per la discesa senza pedalare, prendono velocità. I vantaggi della bicicletta dotata del nuovo manubrio sono subito evidenti e entusiasmanti: in posizione aerodinamica e ribassata la resistenza al vento è decisamente minore e la velocità più elevata. Il vantaggio diventa misurabile e si trasforma in una bicicletta di vantaggio, poi due, poi tre, poi sempre di più fino ad arrivare al termine della discesa con circa dodici biciclette di vantaggio. È un guadagno enorme. Enorme.

I due, per dare attendibilità al test, si alternano alla guida della bicicletta dotata del nuovo rivoluzionario manubrio e poi lo spostano su una serie di altre bici. I risultati sono sempre concordi e allineati, il manubrio aero è stato inventato e fa andare incredibilmente più veloci. Il resto della storia probabilmente lo conoscete: Boone Lennon propone il nuovo manubrio a Greg LeMond che lo prova e ne valuta l’efficienza. Mentre lui è entusiasta i suoi direttori sportivi non sono poi così convinti che quel manubrio sia decisamente più veloce delle allora utilizzate biciclette da crono con il manubrio a corna di bue. Il progetto resta in standby per un po’. Poi a Parigi, nella cronometro finale del Tour de France 1989 non c’è più niente da perdere e Greg LeMond lo utilizza per ribaltare la classifica a spese di Laurent Fignon, che perderà una corsa lunga oltre tremila kilometri per solo 8” di svantaggio. L’aerodinamica nel ciclismo apre una nuova era di innovazione e di cambiamento.

Greg LeMond sugli Champs Elysees durante l'ultima tappa del Tour de France  del 1989 - Foto: Getty Images

Nel frattempo Charley French, già da un paio di anni, utilizza il manubrio che ha costruito per partecipare all’Ironman delle isole Hawaii e vincere la sua categoria di età strapazzando anche i corridori professionisti nella frazione ciclistica. Gli atleti di punta fanno carte false per aggiudicarsi uno di quei manubri, ancora di costruzione artigianale.

Oggi al Tour de France si correrà l’unica corsa a cronometro dell'edizione 2023 e tutte le bicilette, come sempre nelle corse contro il tempo, saranno equipaggiate con il manubrio cosiddetto, “da triathlon”. È una definizione che ai ciclisti non piace molto perché ricorda loro quanto in passato sono stati lenti e restii ad abbracciare l’innovazione legata all’aerodinamica. Mentre Greg LeMond nel 1989 vinceva il Tour de France con un manubrio artigianale costruito in un garage a Squaw Valley e si parlava di rivoluzione, i triathleti quel manubrio, lo usavano già da un paio di anni.

E se parlassimo di ruote ad alto profilo, di posizione avanzata in sella, di telai in carbonio privi di tubo piantone e di molte altre innovazioni dovremmo grossomodo raccontare la stessa cosa: con le innovazioni i triatleti, arrivano sempre un po’ prima. 

Immagine di copertina: Zac Williams/SWpix.com

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