Tour de France 2023 | DIO SALVI LA TV E IL TOUR DE FRANCE

Tour de France 2023 | DIO SALVI LA TV E IL TOUR DE FRANCE


Non c'è giorno in cui nella nostra epoca qualche scienziato della comunicazione dichiari la televisione come morta. Internet ha soppiantato qualsiasi tipo di attività umana riproducibile da un computer e guardare la televisione, è una di queste.

Esistono numerose ricerche neuro scientifiche che hanno esaminato le differenze dell'attività cerebrale tra quando un essere umano guarda la televisione e quando naviga in siti web. I risultati sono interessanti. Secondo queste ricerche la TV incide in modo molto più profondo nella nostra memoria a lungo termine perché la visione degli eventi in diretta stimola contemporaneamente anche le aree del cervello in cui si producono le emozioni, mentre la navigazione web impegna prevalentemente l'attenzione visiva e quella logica. I due media, TV e internet, sono quindi per il cervello umano diversi tra loro e complementari nella funzione.

Essere davanti alla televisione ieri pomeriggio e godere in diretta della tappa del Tour de France mentre si stava svolgendo sulle Alpi francesi, è una di quelle esperienze che probabilmente resterà incisa nella memoria di ciascuno di noi per sempre. Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard che scattano, attaccano e contrattaccano sul Col de Joux Plane e poi totalmente indifferenti allo scorrere del tempo restano quasi in surplace prima del GPM, studiandosi e guardandosi, pedalando così lentamente da ritrovarsi ai limiti dell’equilibrio, sono qualcosa di mai visto prima. 

La tappa di ieri ha raggiunto un livello di tatticismo che eravamo abituati a vedere soltanto in pista e nei velodromi, dove gli atleti sono normalmente abituati a usare tutte le tattiche e le strategie possibili e immaginabili per avere la meglio sugli avversari, sconfinando a volte nel puro calcolo aritmetico.

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Questo è un Tour de France che finora ha giocato sul filo dei secondi. Forse nemmeno voi ieri - esattamente come me - presi dalla furia agonistica non ve ne siete resi conto; ma se Tadej Pogačar dopo il ricongiungimento di Carlos Rodríguez e Adam Yates avesse conservato la lucidità di far arrivare secondo sul traguardo di Morzine il proprio compagno di squadra, oggi in classifica generale si ritroverebbe con ulteriori due secondi in meno di distacco sul suo avversario in maglia gialla. Questo perché la differenza degli abbuoni tra secondo e terzo posto è di 2”, mentre la differenza tra terzo e quarto classificato è di 4”. Tutte cose irrilevanti ed aleatorie direte voi - e lo dico anche io - però intanto, dopo tutta quella fatica e quel lavoro tattico suo orchestrato dalle ammiraglie, Tadej Pogačar ha concluso la giornata con un passivo di un secondo. 

  

A godere più di tutti ieri, è stato il ventiduenne spagnolo Carlos Rodríguez che in un carnevale di Rio di attacchi, contrattacchi, tattiche di squadra, surplace, ribaltamenti di fronte, si è ritrovato a raggiungere inaspettatamente i due marziani di testa e a lasciarli lì in discesa a darsele di santa ragione e a controllarsi. Nessun essere umano al mondo - lui compreso, se glielo avessero chiesto - avrebbe mai nemmeno lontanamente immaginato di poter vincere la tappa mentre arrancava caparbiamente a un minuto e 40” dai primi sull’ultima salita, a meno di dieci chilometri dal traguardo. È stato qualcosa di rocambolesco e folle. Questo Tour è stato fin qui così equilibrato e combattuto, così tattico da avere messo in secondo piano qualsiasi battaglia che non sia quella per la maglia gialla a Parigi. 

 

YouTube oggi è la biblioteca universale di milioni di piccoli frammenti audiovideo e questo succede perché singole persone in tutto il mondo hanno autonomamente deciso che questi spezzoni dovranno rimanere disponibili in futuro, andando a creare una sorta di palinsesto e di memoria condivisa della nostra esistenza. La TV contemporanea, è questo mix di diretta e archivio digitale. Se voi decidete adesso di andare a cercare in rete le immagini di Chris Froome che corre a piedi e senza bicicletta in mezzo alla folla sulle rampe del Mont Ventoux, il rigore sbagliato di Roberto Baggio nella finale dei mondiali di calcio di USA 94, di tragico incidente di Gilles Villeneuve a Zwelteg, tutti momenti che hanno inciso profondamente nelle nostre emozioni e che si sono fissati indelebilmente nel nostro immaginario, potete facilmente trovarli.

 

Niente però può illuminare le aree del nostro cervello facendole brillare come luci di un luna-park, come il privilegio di assistere a quegli eventi in diretta. Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard in quasi surplace poco prima di valicare un colle alpino sono qualcosa che andremo a cercare su internet anche nel futuro e che vorremo mostrare ai nostri nipoti. Il privilegio di avere assistito a quei momenti in diretta, però, è impagabile. E oggi, con l’arrivo in salita a Saint Gervais, ai piedi del Monte Bianco, godremo ancora. Se volete un consiglio, oggi non perdetevi la tappa in TV. Per niente al mondo.

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